1. I dati macroeconomici

Nei primi mesi del 2019 l’economia italiana proseguiva ancora una fase di debolezza per quanto riguarda i ritmi produttivi, anche se erano ben visibili miglioramenti sul mercato del lavoro e del potere d’acquisto delle famiglie. Secondo i dati dell’Istat, le previsioni di crescita del Pil nazionale sono arrivate a +0,3%, ma rimane debole la produzione industriale, che ad aprile è scesa dello 0,7% rispetto al mese precedente e dell’1,5% rispetto allo stesso mese del 2018.  

La Commissione EU stima il Pil Italia ad un più modesto +0,1%.

Attualmente esiste un clima di incertezza basato non solo sull’economia, ma anche sulla politica. Questo è il motivo per cui non è possibile fare previsioni o esporsi finanziariamente con certezza da parte di imprese.

Nel 1° trimestre del 2019, il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,9% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,2%. Prendendo quest’esempio, è probabile che questi comportamenti non subiscano variazioni nei prossimi mesi, tenendo conto che nella rilevazione Istat di giugno 2019, l’indice che misura il clima di fiducia dei consumatori è sceso, passando da 111,6 punti a 109,6. Anche l’indice di fiducia delle imprese è diminuito, sia nel comparto manifatturiero, sia edile.

Osservando le varie componenti del Pil del 1°TRIM 2019, si rileva un modesto aumento dei consumi delle famiglie, saliti, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, dello 0,2% e dello 0,1% sul trimestre precedente.

Una crescita più rilevante riguarda gli investimenti fissi lordi (+2,6% anno su anno), grazie alla maggiore spesa per abitazioni (+5,5%) e per fabbricati non residenziali (+4,8%).

Gli investimenti in impianti e macchinari sono aumentati dello 0,2%, grazie alla voce mezzi di trasporto, in flessione del 5,0% sul trimestre precedente e del 3,3% sullo stesso trimestre dell’anno precedente.

La crisi dell’auto si è avvertita nel 2018, dove infatti c’è stata una riduzione delle immatricolazioni del 3,1%. È purtroppo una tendenza negativa che si conferma nei primi 4 mesi del 2019, con una flessione del 4,6%.

Il mercato dell’auto sta avendo segnali negativi anche a livello europeo, con conseguenze immediate su tutta la filiera dell’auto-motive. In Germania le immatricolazioni sono calate dello 0,2%, in Francia dello 0,4%, in Gran Bretagna del 4,6% e in Spagna del 4,5%.

Il Pil dell’UE28 nel 1° trimestre del 2019 ha registrato un aumento dell’1,5%.

I risultati dell’Area euro (+1,2%) sono leggermente inferiori a quelli dell’Unione, infatti i primi dati provvisori relativi al 2° trimetre 2019 segnalano un rallentamento dell’Area euro (in calo la produzione industriale), mentre è attesa una sua ripresa nei 2 trimestri successivi.

Per l’intero 2019, l’ultima release della Commissione (Winter 2019 Economic Forecast) prevede un aumento del Pil dell’1,5%, al ribasso rispettoall’1,9% della precedente (autunno 2018). 

Parlando della Cina, essa ha chiuso il 1° trimestre 2019 sugli stessi livelli del precedente (un risultato migliore del previsto) e per il 2019 viene confermata una stima intorno al +6,3% e del +6,2% per il 2020.

La crescita degli Stati Uniti continua imperterrita. Una crescita economica spinta soprattutto dai consumi interni.

  1. Export ed import dell’Italia

Il commercio estero continua ad essere la componente più dinamica dell’economia italiana, pur evidenziando segni di rallentamento.

Nel 2018 l’export ha segnato un +3,3% (2017= +7,6%) e l’import un +5,7% (2017= +10,3%), mentre nel primo trimestre del 2019, l’export è cresciuto del 2,2% e l’import dell’1,1%. Di conseguenza il saldo commerciale è aumentato, passando dai 6,5 miliardi del 1° trimestre 2018, ai 7,8 del 1° trimestre 2019, ovvero +20%.

I maggiori mercati di riferimento per le esportazioni europee rimangono quelli del Nord America e del Far East (anche area principale per l’import).

Nella seguente tabella sono presenti i 25 Paesi che hanno rappresentato, nel 1° trimestre del 2019, il 78,7% delle esportazioni italiane e l’81,4% delle importazioni.

I paesi con i quali abbiamo il saldo positivo più alto, sono: USA (+6,2 Mio.€), Gran Bretagna (3,5 Mio.€), Svizzera (3,3 Mio.€) e Francia (2,7 Mio.€), quelli con il maggior deficit sono invece: Cina (-5,0 Mio.€), Olanda (-2,9 Mio.€), Germania (-2,7 Mio.€) e Russia (-1,9 Mio.€). 

I Paesi che si classificano ai primi posti per quanto riguarda una crescita percentuale delle esportazioni sono Kazakhstan, Cipro, Croazia e Qatar, mentre i primi Paesi per crescita percentuale delle importazioni sono Vietnam, seguito da Iraq, Lussemburgo e Mozambico.

  1. Il traffico aereo cargo

Secondo gli ultimi dati pubblicati da IATA (International Air Transport Association), la domanda di trasporto aereo merci, espressa in ton-km (FTK-Freight Tonne Kilometers) nel mese di aprile 2019, è diminuita del 4,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, confermando la tendenza iniziata a partire da gennaio dell’anno in corso.

A fronte della flessione della domanda, l’offerta di capacità di stiva è aumentata invece del 2,6%.

A livello europeo l’Airports Council International (ACI) ha registrato, nel 1°trimestre del 2019, una diminuzione del traffico merci dell’1,8%, come risultato di una flessione del 2,6% di quelli dell’UE28 e di una crescita dell’1,8% di quelli dell’Europa extra-UE28.

Tra i primi 15 aeroporti per traffico merci, gli unici con segno positivo (sempre nel 1° trimestre 2019) sono stati quelli di Liegi, Istanbul, Kazan, Madrid e East Midlands.

La debolezza del mercato del cargo aereo in Europa si è confermata nel mese di aprile, che ha registrato un’ulteriore forte flessione del 6,2%.

Anche in Italia il cargo aereo ha subito negli ultimi mesi un deciso ridimensionamento dei volumi trasportati e i primi 5 aeroporti per volumi movimentati (Milano MXP, Roma FCO, Bergamo, Venezia e Bologna) hanno registrato una riduzione di traffico superiore alle 24mila tonnellate (-5,9%), rispetto allo stesso periodo del 2018.

L’aeroporto di Pisa invece, con 5.357 tonnellate ha segnato un +14,6%, Brescia ha raggiunto +4,7% e Roma CIA +1,3%.

  1. Il traffico attraverso le Alpi

Il traffico ai valichi alpini nel 2017 (ultimo dato disponibile) ha raggiunto le 158 milioni di tonnellate. I tre valichi principali, Sempione, Gottardo e Brennero rappresentano il 54,6% del traffico totale, con un peso particolare in quello ferroviario (77,4%).

  1. Tendenze dello shipping internazionale

Il FMI, nell’ultimo World Economic Outlook (aprile 2019), stima la crescita del Pil mondo per il 2019 intorno al +3,3% e per il 2020 al +3,6%, anch’esse più basse rispetto alle precedenti proiezioni di ottobre 2018.

Il traffico mondiale di container nel 2019 dovrebbe collocarsi intorno ai 175 milioni di Teu con un aumento intorno all’1,7% rispetto al 2019 e un incremento medio annuo (CAGR) dal 2011 del 2,5%.

In Europa, sono entrati/usciti 11,6 milioni di Teu nel 1°trimestre del 2019 (+4,3% rispetto al 2018), al quale si aggiungono 2 milioni di Teu di traffico infra-europeo, arrivando a un totale di 13,7 milioni di Teu.

L’export, per quanto riguarda il traffico in uscita dall’Europa, è in ripresa verso il Far East (+6,2%) e il Nord America (+5,8%), mentre sono in calo le uscite verso il Medio Oriente (-4,2%) e l’America Latina (-3,9%).

2,45 milioni di Teu sono stati movimentati dai principali porti italiani nel 1°trimestre del 2019, infatti sono stati raggiunti ottimi risultati:

  • Porto di Napoli (+32,4%);
  • Porto di Livorno (+19,4%);
  • Porto di Trieste (+17%);
  • Porto di Genova (flessione superiore al 5%);
  • Porto di Ancona (+25,6%);
  • Porto di Civitavecchia (+29,5%);

Nel 1° trimestre del 2019, i porti censiti del Mediterraneo (non italiani) hanno movimentato, complessivamente, 5,4 milioni di Teu con un aumento del 9,2% rispetto al 2018. I principali porti in forte crescita sono i seguenti:

  • il Pireo (+24,4%);
  • Valencia (+12,9%).
  • Fiume (+10,1%);
  • Barcellona (+6,2%);
  • Algeciras (+6,1%);

Ottime performance sono state registrate dai porti del Northern Range, i quali hanno aumentato i loro traffici del +3,1%, con 10 milioni di Teu movimentati. Il porto di Rotterdam ha raggiunto il +7,3%, il porto di Amburgo il +6,4%, il porto di Anversa, considerato maggiore dopo quello di Rotterdam, ha segnato un modesto +0,7%. In calo il porto di Brema con -7,7%.

I porti leader si confermano quelli di Shanghai, Singapore, Ningbo e Shenzhen. La movimentazione nei porti considerati è stata pari a 88,1 milioni di Teu, con una crescita del 4,2% sullo stesso periodo del 2018.

Per quanto riguarda il petrolio, il suo prezzo è sceso fino ad un minimo di 50,47 US$/bbl. Il 2018 invece, era stato caratterizzato dall’aumento del prezzo del petrolio, il quale ha comportato la corrispondente crescita del prezzo del gasolio per autotrazione. Successivamente, il prezzo subì una brusca frenata, per poi tornare a crescere nelle prime due settimane di febbraio 2019, in concomitanza con la ripresa del prezzo del petrolio sui mercati internazionali.

  1. L’immobiliare per la logistica

Il mercato immobiliare logistico è in costante crescita, grazie alla spinta dell’e-commerce. Nel Nord Italia il mercato è trainato in questo momento da Milano e Genova, mentre in Centro Italia i canoni prime sono appannaggio di Firenze.

Fonte: Fedespedi Economic Outlook. 15
Quadrimestrale di informazione economica