La Nuova Via della Seta, iniziativa strategica della Repubblica Popolare Cinese soprannominata “Belt and Road Initiative”, si sta rivelando fondamentale anche per gli Emirati Arabi. L’obiettivo è quello di combinare una “cintura economica” via terra e una “via della seta” marittima e, inoltre, di creare una rotta commerciale globale per collegare la Cina con il resto dell’Asia, il Golfo Arabico, il Nord Africa e l’Europa.

Si stringono ancora i rapporti tra Abu Dhabi e Pechino, dopo il “Belt and Road Forum” che si è da poco concluso nella capitale cinese, dove sono stati annunciati accordi per un valore di 3,4 miliardi di dollari tra i due paesi. Ha partecipato anche lo Sceicco Al Makotoum e il Primo Ministro degli Emirati.

La wholesale company Yiwu in Cina, investirà 2,4 miliardi di dollari per creare una stazione logistica in un’area di 5,5 milioni di metri quadrati e sarà il “Traders Market”: stazione logistica per immagazzinare e spedire merci cinesi dal porto di Jebel Ali al resto del mondo.

Mentre, per la realizzazione di un impianto di produzione e trasformazione alimentare, verrà investito un altro miliardo di dollari per il “Vegetable Basket”. Servirà per importare, trasformare, imballare ed esportare prodotti agricoli, ittici e animali.

Prima che il nome cambiasse in “Belt and Road”, nel 2013 c’era l’acronimo BRI, ovvero “One Belt, One Road” e prevedeva che la Cina sottoscriveva miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture in tutti i paesi situati lungo tutta la vecchia Via della Seta, che collega Pechino con l’Europa. Nell’ultimo anno, le società cinesi hanno investito circa 15,6 miliardi di dollari in progetti con alcuni dei 125 paesi che hanno aderito al programma e, secondo la Banca Mondiale la “Belt and Road” cinese è destinata a coinvolgere un terzo del PIL mondiale.

Per quanto riguarda il ruolo degli Emirati arabi: la Cina è il secondo partner commerciale del Paese, con scambi bilaterali che si prevede supereranno i 58 miliardi di dollari quest’anno e oltre 70 miliardi entro il 2020. È stato stimato che circa 180.000 cittadini cinesi vivano attualmente negli Emirati Arabi, la maggior parte a Dubai, mentre il numero di turisti, grazie alle facilitazioni dei visti di ingresso, è cresciuto del 9% su base annua nella prima metà del 2018 (dati del Dubai Tourism).

Importante sottolineare che il 60% delle esportazioni cinesi passa attraverso gli Emirati Arabi.

Non solo: il 60% delle esportazioni cinesi nella regione passa attraverso gli Emirati Arabi, mentre quasi un quarto delle importazioni sono destinate ai consumatori interni, con circa 2000 aziende cinesi che operano qui.

Monica Malik, chef economist presso la Abu Dhabi Commercial Bank ha affermato: «L’accordo è molto positivo e si integra con il ruolo di Dubai come centro logistico e di trasbordo globale. Per Dubai, l’ulteriore sviluppo dei legami con Pechino è importante considerando il futuro della Cina nella crescita delle esportazioni globali. Per la Cina, la posizione di Dubai, le infrastrutture, la forte esperienza nella logistica e nel trasporto contribuiranno alla sua strategia di sviluppo e ai suoi obiettivi».

Gli Emirati Arabi sono favorevoli alla “Belt and Road Initiative”, come già detto lo scordo luglio, con la visita del presidente cinesi Xi Jimpingi, che si era conclusa con la firma di 13 accordi e memorandum di intesa relativi al commercio, investimenti, energia, istituzione e cultura.

Lo Sceicco Al Maktoum aveva definito la visita “un incontro storico”, peraltro il primo dal 1989, quando l’ex presidente della Cina Shangkun si era recato ad Abu Dhabi, e verrà ricordata come una delle più grandi visite di stato che gli Emirati abbiano mai ospitato.