Il soggetto giuridico che ha ottenuto lo STATUS dall’Ufficio delle dogane di appartenenza territoriale e che dichiara direttamente in fattura l’origine preferenziale dei prodotti, è esportatore autorizzato. Lo status di esportatore autorizzato semplifica le modalità di esportazione e si può considerare come una facilitazione prevista dalla normativa doganale comunitaria e dagli accordi preferenziali sottoscritti dalla UE con alcuni Paesi terzi.

Ad oggi, la prova dell’origine doganale dei beni in esportazione è rappresentata dal certificato di circolazione Eur1, EurMed o ATR, il quale viene rilasciato previdimato dalla Dogana di competenza. A partire da aprile 2020, l’esportatore dovrà scegliere tra due opzioni:

  • Chiedere di volta in volta il rilascio del certificato (che la Dogana di competenza non consegnerà più precedentemente vidimato);
  • Diventare esportatore autorizzato e dichiarare da solo l’origine, direttamente sulla fattura di vendita;

Per tale riconoscimento, è necessaria una preventiva richiesta all’Agenzia delle Dogane e, visto la grande affluenza di migliaia di soggetti interessati, con nota n. 200901/2019 del 3 dicembre scorso, l’Agenzia delle Dogane ha stabilito che l’abolizione dei certificati previdimati è stata spostate al 21 aprile, e non al 22 gennaio scorso come era previsto.

In ogni caso, per le operazioni di valore inferiore o pari ai 6 mila euro, la dichiarazione su fattura potrà ancora essere rilasciata anche da chi non è esportatore autorizzato.

Lo status di esportatore autorizzato permette alle aziende di rilasciare dichiarazioni di origine preferenziale su fattura a prescindere dal valore della merce esportata e tali dichiarazioni sostituiscono i certificati di origine Eur1 come prove dell’origine preferenziale delle merci.

Per ottenere lo status di esportatore autorizzato, l’autorità doganale competente, per verificare il possesso dei requisiti, svolge un audit nei confronti dell’azienda e al termine dell’istruttoria rilascerà all’operatore economico un codice alfanumerico. Questo codice, che lo identifica come esportatore autorizzato, dovrà essere citato in fattura insieme alla dichiarazione di origine preferenziale. Nello specifico, l’audit per la patente di esportatore autorizzato si concentra sul controllo dei requisiti soggettivi e oggettivi richiesti:

  • Effettuazione di esportazioni con cadenza regolare;
  • Prova del carattere originario dei prodotti;
  • Conoscenza delle regole di origine applicabili;
  • Disponibilità dei documenti giustificativi dell’origine;

Alcuni Accordi di libero scambio (Corea del Sud, Ceta con il Canada), prevedono esclusivamente la dichiarazione su fattura e non l’EUR1 come prova di origine preferenziale. Esportare in questi Paesi richiede l’obbligo di status di esportatore autorizzato.

La proroga disposta dall’Agenzia si rivela particolarmente utile per consentire un’adeguata programmazione per il passaggio al nuovo sistema. Il cambiamento che avverrà dal prossimo aprile è probabile che non sarà del tutto percepito e il rischio è che molte operazioni di esportazione rimangano rallentate dalla nuova procedura di rilascio dei singoli certificati. La patente di esportazione autorizzato dovrebbe arginare il problema.  

Per maggiori informazioni sulle regole di acquisizione dell’origine preferenziale valide o per assistenza nella presentazione dell’istanza di ottenimento dello status di esportatore autorizzato, inviare un’e-mail a consulenza@scsinternational.it.