Le importazioni crescono meno rispetto alla media globale, ma è boom degli spumanti. Tra le tendenze, l’interesse crescente per la viticoltura dei Paesi emergenti

Il vino è da sempre un discorso affascinante. Si parla di vitigni e terroir, di cuvée e bouquet, di aromi e retrogusti, ma anche nel mondo della viticoltura esiste la dura legge del mercato.

Il vino è cultura, storia e legame con la terra. Prima di tutto però, prima di essere un bene di consumo, è una bevanda piena di ricchezza e diversità, capace di rappresentare l’identità del cibo in tutto il mondo. Molti Paesi si stanno interessando e cimentando nella viticoltura, sia quelli in via di sviluppo, sia quelli in cui i cambiamenti climatici hanno aperto nuovi scenari per la produzione di vino.   

Il Vinitaly, la fiera internazionale del vino di Verona, sa bene di cosa si parla. Quest’edizione, svoltasi dal 7 al 10 aprile, ha battuto ogni record. Un’edizione straordinaria con la partecipazione di 4600 aziende, più di 16000 etichette. Quattro giornate intense di assaggi, riflessioni, affari ma soprattutto incontri. Erano presenti 130 mila visitatori, 32 mila in arrivo da 143 Paesi, i quali hanno avuto l’occasione di confrontarsi e di capire quali direzioni sta prendendo il mondo del vino.

Da un’indagine dell’Osservatorio Vinitaly – Nomisma Wine Monitor sui dieci Paesi “top buyer” (che rappresentano il 70% del mercato), si evidenzia di quanto sia cambiata la geografia della domanda negli ultimi 5 anni e quali destinazioni sono cresciute di più a valore.

Di positivo c’è il fatto che le importazioni globali di vino dal 2013 al 2018 sono cresciute del 21,7%, mentre in negativo c’è l’Italia che ha fatto un po’ peggio crescendo solo del 20,6%.

Le importazioni di sparkling italiano sono aumentate dell’83,8% negli ultimi 5 anni, arrivando a quasi 1,1 miliardi di euro e con una crescita doppia rispetto alle importazioni globali di bollicine. Le importazioni di fermo imbottigliato italiano invece, sono cresciute del 10,6% (3,4 miliardi di euro) poco più della metà del trend mondiale.

Gli Stati Uniti si confermano i top buyer mondiali, con 5,3 miliardi di euro (+33,1% in 5 anni). Sono inoltre i migliori clienti per i produttori italiani, con un valore di 1,7 miliardi di euro in crescita del 38,7%.

Al secondo posto, per il nostro Paese c’è la Germania con 957 milioni di euro, mentre al terzo posto il Regno Unito con 741 milioni e un balzo del 17,8%.

C’è da ricordare però, che Regno Unito e Germania hanno segnato le peggiori performance del quinquennio nelle importazioni di fermo imbottigliato: rispettivamente – 16,9% (quasi 2,2 miliardi di euro) e +0,2%, a quasi 1,6 miliardi.

La Cina è over the top. Si conferma il Paese che è cresciuto di più, rispettivamente + 106,3% in 5 anni e raggiungendo un valore di 2,4 miliardi di euro.

La Russia invece rimane con una perdita complessiva del 2,6%.

Queste sono cifre che servono a farci comprendere i punti di forza e le debolezze del sistema vino italiano e per valutare le strategie future. Il Vinitaly è una grande occasione.

Per stare sul mercato, per battere la concorrenza, c’è bisogno di fare sistema e il Vinitaly ne è stato un ottimo esempio. In questa manifestazione hanno vinto le eccellenze italiane e in tutto il mondo è stato promosso il vino italiano. Non solo i grandi nomi, ma anche le piccole aziende hanno potuto godere di questo privilegio.

“In pochi fogli di calcolo, che aggiorniamo e ampliamo costantemente, è racchiuso ciò che per noi rappresenta un decalogo da seguire con attenzione” – dice Giovanna Mantovani, Ceo di Veronafiere. “E’ infatti il mercato ad indicarci gli obiettivi, e non a caso questo sta prendendo direzioni sempre più chiare: gli Usa, la conferma; l’Asia, la terra promessa; il Brasile e il Sud America, l’emergente. E non è un caso se proprio in queste tre aree stiamo piantando o pianteremo bandiere stabili, anche attraverso piattaforme fieristiche di proprietà”. Non bisogna però perdere di vista il mercato nostrano che, nonostante il calo dei consumi, sta dando forti segnali sul fronte delle scelte e delle abitudini fuori casa.