La Lettonia è la nuova frontiera dell’occidente, nominata Terra Promessa per gli imprenditori, uomini e donne d’affari della Repubblica Popolare, per tutti quelli che vogliono ricominciare da zero.

La signora Yang Xuquin, ad esempio, non ne aveva mai sentito parlare, mentre ora gestisce un elegante negozio di thè nel centro della capitale. È arrivata con il marito (manager svizzero) da Singapore, e non credeva potesse fare così freddo. Wang Yuhua è il proprietario del ristorante cinese «Hong Kong», forse il migliore in città e dice: «Quando un amico me l’ha suggerita come un’ottima meta per gli affari, l’ho dovuta cercare sulla mappa». Wang Yuhua, neanche sapeva dell’esistenza di questa città ed ora vive a Riga e il suo futuro continuerà lì. Un altro esempio è quello di Chen Jian, insegnante di mandarino e vicesegretario dell’Associazione dei cinesi in Lettonia, ha ritrovato a Riga il clima rigido della sua Harbin (capoluogo dell’Heilongjiang, la provincia più a nord della Cina) e ha affermato: «Mi è sempre piaciuto viaggiare. Certo non credevo che avrei chiamato casa un posto così lontano».

Inoltre, il Paese Baltico, oltre a far parte dell’Unione Europea, è anche membro della Nato e punta a diventare uno dei poli terminali della Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative). Intanto esiste già un treno porta container che arriva dalla Cina, precisamente da Xi’an, fino al porto di Riga ogni 72 ore, con un carico di merci destinate alla distribuzione nel Nord Europa.

Andris Ozols, direttore generale dell’Agenzia governativa per gli investimenti e lo sviluppo, spiega che le loro infrastrutture (terminal, porto, linee di collegamento), sono le più adatte per raggiungere rapidamente i Paesi dell’area baltica e oltre e afferma: «Cercheremo di sviluppare sempre di più questa nostra eccellenza».

Il porto di Riga è costruito lungo 15 chilometri su entrambe le sponde del fiume Daugava ed è un importante centro di spedizioni via cargo. Pieno di container che vengono prelevati dai camion, dai vagoni di un treno o da piazzole e gli operatori, afferma Viktorija Upeniece, funzionaria dell’autorità portuale, sono guidati e facilitati da un computer di bordo, quindi non possono sbagliare.

Le relazioni commerciali tra Lettonia e Repubblica Popolare sono destinate a crescere, tanto che il Ministro degli Esteri, Edgars Rinkevics afferma in un’intervista: «Dal nostro punto di vista, non ci sono assolutamente ragioni per preoccuparsi. I nostri rapporti con la Cina rispettano perfettamente i parametri dell’Unione Europea e non mettono certamente in discussione la nostra appartenenza all’Occidente. Facciamo affari con molti Paesi, cerchiamo di diversificare le opportunità per crescere economicamente. A essere del tutto sincero, mi sembrano molto più problematiche le polemiche commerciali tra i due lati dell’Atlantico».

Riga è la più grande città dei tre Paesi Baltici: ha un centro storico restaurato e curato con passione e grazie ai tanti musei e alle sale da concerto, è considerata un polo culturale. La città è conosciuta anche per i suoi edifici in legno, l’architettura in stile Art Nouveau e il centro storico di epoca medievale. L’economia si basa ancora sulle risorse naturali, legname soprattutto, ma anche l’oro nero locale, ovvero i mirtilli.

Internamente, per quanto riguarda le questioni di governo, la Lettonia ricorda molte alcune dinamiche del Sud Europa, come la fuga dei giovani all’estero e come trovare un’occupazione all’altezza delle speranze di ottimi laureati che conoscono, per storia e disposizione culturale, il meglio di due mondi “amore e odio”: l’Occidente e la Russia.

Gary Luchansky, uomo d’affari internazionale e vicepresidente dell’Associazione internazionale degli imprenditori (sorta di Confindustria dei Paesi post-sovietici), dice: «È proprio qui che Cina e Lettonia possono trovare un punto di contatto e benefici reciproci: abbiamo una gioventù iper-specializzata ma un’elevata disoccupazione da una parte; parchi industriali ex sovietici in sonno dall’indipendenza che non aspettano altro che di essere riaperti e modernizzati, dall’altra. Noi siamo la porta ideale dell’Europa per un Paese, la Repubblica Popolare, che cerca di differenziare gli accessi per i suoi prodotti».

Gary ha il compito di sviluppare le relazioni commerciali tra i Paesi post-sovietici e la Cina e in questo la Lettonia occupa il primo posto:

  • Il grande porto sul Baltico;
  • Binari con identico scartamento rispetto a quelli russi (tempo guadagnato per i treni che attraversano la Siberia arrivando dalla Cina: non devono cambiare carrelli);
  • Grande spazio per lo sviluppo;

Wang Yuhua, citato all’inizio, dice che la casa l’ha trovata qui. La moglie è lettone e suo figlio è nato a Riga. Si sente integrato al 100% e con il figlio parla sia in russo che in lettone e anche un po’ di cinese. Wang rappresenta un’avanguardia: «Sono arrivato a Riga vent’anni fa, quando i cinesi qui erano pochissimi e si conoscevano tutti. Ora siamo molti di più, anche perché il governo locale garantisce un permesso di residenza di cinque anni a chi acquista un immobile: molti, tuttavia, hanno approfittato di questa possibilità per poi raggiungere altre destinazioni in Europa».

Wang Yuhua, come tanti altri hanno trovato qui la Terra Promessa, un po’ fredda e buia d’inverno, ma con il minimo di criminalità e possibilità infinite.  

Cina e Lettonia possono trovare insieme molteplici benefici reciproci.

«Noi siamo la porta ideale dell’Europa per i prodotti di Pechino»

Grigory Luchansky Associazione internazionale degli imprenditori

«I nostri rapporti con la Cina rispettano i parametri dell’Unione Europea e non mettono in discussione la nostra appartenenza all’Occidente».

Edgars Rinkevics ministro degli Esteri lettone

«Siamo un piccolo Paese, dobbiamo darci da fare nei settori dove siamo più capaci: servizi e tecnologia»

Andris Ozols direttore Agenzia per gli investimenti