SACE offre a tutte le imprese una visione dei trend economici mondiali e in questa decima edizione, chiamata RE-action, è emerso che uno dei fattori decisivi e di punta delle nostre esportazioni, riguarda la meccanica strumentale. Made in Italy meno conosciuto, ma che rappresenta la prima voce dell’Italia nel mondo.

Con la definizione di meccanica strumentale si indica quel settore strategico dell’economia italiana che riguarda la produzione di macchinari o impianti destinati a settori produttivi (macchine utensili, macchine tessili, le macchine agricole). Il settore è caratterizzato da una fortissima propensione all’export e ha un elevato tasso di competitività.

Il commercio internazionale di meccanica strumentale vale 1.600 miliardi di euro e tale importo corrisponde alle dimensioni dell’economia italiana: 80 miliardi sono macchinari italiani, il 5% di tutti i macchinari.

Ovviamente i Paesi protagonisti, come si evince dal grafico, sono i paesi avanzati come Germania, Usa, Giappone e Italia, ad eccezione della Cina che è riuscita ad attrarre investimenti per diventare piattaforma e punto di assemblaggio mondiale, riducendo così il divario rispetto ai leader.

I fattori principali della meccanica strumentale sono l’elevata propensione all’export e la marcata concentrazione produttiva nel Nord Italia e, come in succede in ogni settore, anche in questo coesiste il problema della ridotta dimensioni aziendale.

Nonostante ciò, gli operatori sono comunque in grado di raggiungere buoni risultati sotto il profilo della produttività con 242 mila euro a testa, il fatturato per addetto è tra i più alti d’Europa. 

Per poter continuare economicamente a crescere e svilupparsi, le aziende del settore dovranno concentrarsi su tre punti focali:

  • Crescita dimensionale (bigger): sui mercati internazionali la dimensione fa la differenza
  • Internazionalizzazione spinta (wider): ampliando e diversificando le geografie di destinazione
  • Innovazione (smarter): investendo nell’industria 4.0, dall’ingegnerizzazione alla distribuzione dei prodotti.

Inoltre, grazie all’Investment Opportunity Index di SACE, è possibile stilare quali siano le migliori geografie per eventuali investimenti: spiccano gli Stati Uniti, India, Regno Unito, Cina, Polonia, Vietnam, Filippine, Perú, Messico, Corea del Sud, Cile, Emirati Arabi Uniti, Spagna, Iran e Thailandia.

Queste economie rappresentano oltre la metà della domanda mondiale.

Puntare sul nostro export è sinonimo di crescita per il nostro Paese e l’obiettivo è renderlo bigger, wider, smarter. Consapevoli del valore di tutte le nostre eccellenze, dovremmo rischiare di più.

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