La ripresa dei traffici post pandemia nel settore marittimo sta soffrendo di forti squilibri che stanno influenzando negativamente su costi e qualità del servizio.

Secondo quanto riportato nel rapporto Drewry, Global Container Terminal Operators Annual Review and Forecast, il tasso di utilizzo dei terminal container nei porti globali ha avuto una diminuzione e rimarrà invariato fino al 2025. Il problema principale analizzato è che la domanda globale è destinata ad aumentare annualmente del 5%,  mentre la capacità dei porti aumenterà nello stesso periodo di tempo solo del 2.5% annuo. Infatti, Eleanor Hadland, autrice del rapporto e analista senior di Drewry per porti e terminal, ha dichiarato: “La forza della ripresa della domanda, aiutata dagli elevati livelli di liquidità nel mercato finanziario, ha consentito agli operatori di portare avanti i loro piani di investimento, ne segue la prospettiva di una capacità più forte post-pandemia”.

In un’altra analisi Lidia Yan, CEO di NEXT Trucking, sviluppatore locale di software e dispositivi destinati ai trasporti, riferisce che per quanto riguarda gli Stati Uniti ed in particolar modo il porto di Los Angeles, il più importante scalo marittimo commerciale del Paese, fino a 40 navi portacontainer hanno dovuto nelle ultime settimane attendere in rada (lo specchio d’acqua al largo dei porti dove le navi “parcheggiano” in attesa di entrare) una media di 7,5 giorni. Dall’inizio dell’anno il tempo medio di sosta a terra di un container è aumentato da tre a sette giorni, fino ad arrivare al record di febbraio con quasi 800 mila TEU (unità di misura che indica il volume di un container lungo venti piedi) in attesa a terra, ovvero 800 mila container ma anche meno, se sono più grandi. Il 47 per cento in più rispetto a febbraio 2020, quando il commercio globale si stava per fermare.

Matthew Shay, presidente e CEO della National Retail Federation (NRF), spiega che “l’interruzione della catena di approvvigionamento, in particolare la congestione che colpisce i nostri principali porti, sta causando sfide significative per i rivenditori americani. I problemi di congestione, non solo hanno aggiunto giorni e settimane alle nostre catene di approvvigionamento, ma hanno portato a carenze di inventario che incidono sulla nostra capacità di servire i clienti. Inoltre, questi ritardi hanno aggiunto costi di trasporto e stoccaggio significativi per i rivenditori”. Per il momento, comunque, la congestione portuale non sta interessando tutto lo shipping ma solo i container, cioè il trasporto marittimo dei prodotti di consumo.

Anche la Cina, così come gli Stati Uniti ed il resto del mondo, si trova ad affrontare tale situazione, la disponibilità di container vuoti nei porti della Cina meridionale continua a peggiorare mentre i vettori marittimi aggiungono cancellazioni. Le maggiori compagnie di navigazione hanno avvertito i clienti dei possibili ritardi delle navi, dei cambiamenti negli orari degli scali e della possibilità di saltare del tutto alcuni scali stessi. “Molti meno container vuoti stanno arrivando nel sud della Cina mentre le linee container saltano le toccate e i caricatori dovranno affrontare lunghi ritardi o prezzi più elevati per l’equipment se non trovano alternative all’utilizzo dei porti più colpiti” ha detto il fondatore di Container xChange, Johannes Schlingmeiner.

Secondo quanto rivelato da alcuni analisti di mercato, le portacontainer fuori dai porti in attesa di poter entrare e sbarcare sono in media 300 al giorno, in giro per il mondo.