PMI ed internazionalizzazione: trend e mercati di riferimento

da | Lug 14, 2016 | Food&Beverage, Mercato Cinese

L’export italiano punta sempre più verso Est!

Se l’Italia è riuscita a diventare un paese che oggi è considerato sviluppato, gran parte del merito va alle piccole medio imprese. Infatti non è un mistero che la maggior parte delle imprese presenti in Italia vada inserita nel gruppo delle PMI, sia per fatturato che per personale impiegato.

Oggi però questo modello di sviluppo non sembra più così adatto per restare al passo con i tempi, ma soprattutto non sembra più capace di far crescere il nostro paese come una volta. E’ infatti sempre più difficile per le nostre aziende competere con tutte le multinazionali che oggi spadroneggiano in ogni dove.

Essere in grado di poter affacciarsi nei mercati internazionali è fondamentale, ma soprattutto deve essere considerata una priorità per ogni azienda. Naturalmente le aziende di piccole dimensioni hanno maggiori difficoltà ad intraprendere una strategia di internazionalizzazione che sia valida ed efficace. Per rendercene conto basta pensare che in Emilia Romagna, che è la prima regione per export pro-capite, oltre la metà dell’export è in mano a 170 aziende e l’80% è realizzato da meno di 1000 aziende. Infine, sono meno di 10 mila le PMI che hanno traffici costanti con l’estero (su un totale di 410 mila, ovvero il 2%)

Confindustria Emilia-Romagna per invertire questa tendenza ha stretto una collaborazione con BNL-Gruppo BNP Paribas. Il senso di questo accordo è quello di creare una maggiore integrazione tra il gruppo bancario che è presente in 75 paesi e le aziende della regione, al fine di rendere più facile e meno insidiosa l’entrata di quelle realtà meno attrezzate nei mercati esteri. BNL quindi offrirà tutti quei servizi che, di solito, non sono offerti da una banca: ricerca contatti, assistenza nelle pratiche burocratiche, supporto delle aziende in loco ecc.

Il focus sarà soprattutto sull’estremo oriente per due semplici, ma validi, motivi: popolazione giovane e crescente potere d’acquisto. Senza contare che l’effetto Brexit rischia di farsi sentire, soprattutto per l’Emilia-Romagna per la quale il Regno Unito è il quarto mercato di sbocco (dopo Germania, Francia, Usa e vale tre volte la Cina), e quindi sarà ancora più importante puntare verso questi mercati.

La seconda buona notizia arriva dai dati sulle esportazioni del vino. Le vendite all’estero dei vini DOP e del Prosecco hanno registrato un +10%[1], soprattutto quest’ultimo ha registrato un’impennata del 30%. Come sempre il mercato che più apprezza i nostri vini, sono gli USA (+6%), ma anche in questo settore sarà importante iniziare a diversificare.

Anche qui i produttori di vino potrebbero lanciarsi verso i mercati orientali. Nazioni come la Cina non hanno mai disdegnato i nostri prodotti (anzi, di recente il sito di e-commerce JD.com ha incontrato 140 aziende italiane da inserire nella loro piattaforma) e quindi potrebbe rappresentare un buon bacino per cercare clienti, anche utilizzando lo strumento dell’e-commerce[2].

Quello che però i produttori di vino non devono dimenticare è di puntare sulla qualità del prodotto: l’export dei vini comuni e sfusi è in costante calo, al contrario di quello dei prodotti di alta fascia (che abbiamo visto essere in continua crescita).

Con il rallentamento dei mercati Europei è fondamentale per le aziende italiane iniziare a guardare verso est. Un passo che oggi è più che mai alla portata di tutte le realtà, grazie anche a chi come noi da dieci anni si è accorto delle potenzialità di questa zona e ha sviluppato tutte le competenze necessarie per assistere le imprese.

[1] Italian wine and food institute

[2] Strumento che in Cina è molto utilizzato anche per acquistare cibo e bevande.

Daniele Paolini

Daniele Paolini

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