La guerra commerciale è quel conflitto nel quale un paese impone dazi e restrizioni commerciali a un altro paese per danneggiare l’economica e in questo caso, l’attuale guerra commerciale di Trump sta mettendo a rischio la crescita economica italiana e europea.

Viviamo in un mondo in cui libertà economiche e libertà personali vanno di pari passo e tutto ciò grazie al primo trattato commerciale di libero scambio siglato tra Francia e Gran Bretagna nel 1786.

La storia sembra ripetersi e i campanelli di allarme per l’economia globale sono i seguenti: le attuali tensioni tra Stati Uniti e Cina, la contrazione degli scambi commerciali internazionali e il contrapporsi di nuove barriere tariffarie e non tariffarie.

Ovviamente, visto il quadro della situazione, le associazioni imprenditoriali, nazionali e internazionali, si stanno adoperando per dimostrare che nel medio periodo le politiche protezionistiche stanno producendo più danni che benefici.

Come si evince dal recente B20 Argentino, voce del settore privato della comunità del G20 il quale affronta le sfide globali e le priorità definite dai paesi del G20 creando un solido consenso tra i leader aziendali, le organizzazioni internazionali e la società civile, la business community internazionale spinge nel sostenere che un sistema multilaterale basato su regole che mirano a garantire scambi aperti in condizioni di parità, sia indispensabile per lo sviluppo dell’economia.

BusinessEurope: «L’escalation di una guerra commerciale è un rischio tangibile per la crescita economica globale, stimato in una riduzione del PIL globale di quasi 1% nel 2020».

In occasione del summit G20YEA, lanciano un messaggio anche i Giovani Imprenditori da Buenos Aires, affermando che i Governi dei paesi più industrializzati al mondo debbano rafforzare l’impegno a favore del libero scambio. Per una crescita economica sostenibile, è necessario il libero scambio e mobilità internazionale. Questi sono i fattori chiave per un mondo sempre più open-mind. I governi quindi, sono chiamati a riconoscere la funzione determinante che ha l’imprenditore, in relazione anche alla creazione di posti di lavoro e opportunità per le nuove generazioni. Politiche che favoriscono scambi e mobilità internazionali giocano di conseguenza un ruolo fondamentale.

Grazie al supporto di studi e analisi dettagliate in collaborazione con EY e Accenture è stata elaborata una proposta, dove potrebbe essere possibile garantire ai giovani imprenditori l’accesso a un programma di visti facilitati tra tutti i paesi più industrializzati. In questo modo accrescerebbero di molto le occasioni di business e le collaborazioni internazionali.

È importante credere che sia possibile promuovere e adottare un modello di crescita economica basato sul libero scambio delle merci, arricchito e potenziato da un sistema educativo che favorisca il trasferimento tecnologico e sviluppi lo spirito imprenditoriale.

«A problemi complessi possono solo corrispondere soluzioni articolate e condivise, l’esatto opposto di una guerra di dazi»