Sono state varate tra il 21 ed il 24 giugno nuove sanzioni da parte dell’Unione Europea contro la Bielorussia, dovute al dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius verso la capitale Minsk ordinato il 23 maggio scorso dal presidente bielorusso Alexander Lukashenko e dell’arresto del giornalista di opposizione Roman Protasevich. L’accusa è quella di continue e gravi violazioni dei diritti umani e della violenta repressione della società civile e dei giornalisti e oppositori democratici.

Il Consiglio ha deciso di imporre misure restrittive nei confronti di 78 persone e otto entità bielorusse (arrivando così ad un totale di 166 persone e 15 entità) e si tratta per la prima volta di vere e proprie sanzioni economiche dirette ai settori strategici dell’economia bielorussa. Bruxelles ha preso infatti di mira le esportazioni di potassa (o cloruro di potassio: è un composto chimico utilizzato nei fertilizzanti, di cui Minsk è un grande produttore) e di prodotti petroliferi raffinati (Minsk lavora il petrolio grezzo che riceve a prezzi di favore dalla Russia, di cui è alleata), nonché sanzioni che restringono il commercio europeo verso la Bielorussia di beni utilizzati per l’ottenimento di prodotti a base di tabacco. Inoltre, anche il divieto di fornitura di equipaggiamenti, tecnologie o software finalizzati all’intercettazione di comunicazioni via Internet o telefono. Tra le persone oggetto di misure restrittive figurano varie personalità di spicco del mondo imprenditoriale che sostengono il regime di Lukashenko e ne traggono vantaggio.

Tali sanzioni andranno ad impattare quindi sia sull’economia che sulla società. Per quanto riguarda la prima, il settore petrolchimico, nel quale la raffinazione del petrolio ha il peso più importante, costituisce il 20% della produzione industriale bielorussa e per via delle tariffe scontate fa si che i profitti siano alti e permettano di sussidiare lo stato sociale della Bielorussia e tanto altro. Sarà fondamentale perciò, dopo tali sanzioni, dirottare le energie verso mercati alternativi per poter limitare i danni. Mentre dal punto di vista sociale, tali sanzioni andranno ad influire sul tasso di occupazione del Paese e non solo. I settori maggiormente colpiti infatti costituiscono il nucleo del modello economico bielorusso danneggiando così anche le categorie più fragili, nonostante il presidente bielorusso ha promesso una serie di misure per mantenere occupazione, salari e produzione a livelli costanti.

Il governo bielorusso ha comunque dichiarato che le sanzioni europee rasentano una dichiarazione di guerra economica chiudendo quindi probabilmente le possibilità di dialogo con l’Occidente. Esse inducono così Minsk a spingere per una maggiore integrazione nell’Unione Economica Eurasiatica.