La pelletteria italiana sta provando a ripartire, tanto che a marzo 2021 il settore ha registrato un rimbalzo della produzione industriale del +81,8% e dell’export pari a +61%. I dati sono stati confermati dal centro studi di Confindustria Moda per Assopellettieri. C’è un recupero parziale rispetto a marzo 2019.

Luogo di ritrovo del comparto è Firenze, precisamente nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, per la seconda edizione degli Stati Generali della Pelletteria Italiana. L’evento è stato organizzato da Assopellettieri, il quale ha puntato i riflettori su una filiera strategica per il Made in Italy da 9 miliardi di euro di fatturato pre-covid.

All’evento è intervenuto il sottosegretario al ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, l’On. Manlio Di Stefano, il quale ha mostrato i provvedimenti contenuti del Pnrr., Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Inoltre, è stata annunciata la disposizione di voucher per la digitalizzazione delle imprese più piccole e incentivi per la consulenza di digital export manager. In autunno una sorpresa: il lancio di una campagna di comunicazione internazionale da 50 milioni per il rilancio del brand Made In Italy.

L’obiettivo di favorire l’innovazione e la trasformazione digitale del settore e l’intento di guidare la ripartenza post pandemia, ha reso possibile la creazione del nuovo progetto phygital “Mipel Lab”. Tale progetto è nato per favorire l’incontro tra domanda e offerta di produzione di pelletteria, il quale ha già esordito il 30 giugno in anteprima a Pitti Uomo.

Con l’occasione, Franco Gabbrielli, Presidente di Assopellettieri, ha consegnato il premio speciale alla carriera alla signora Carla Braccialini. Successivamente i temi affrontati sono stati inerenti alla trasformazione del retail e della sostenibilità. A tal proposito, è stato presentato in anteprima “Miss Mipel”, progetto firmato Assopellettieri, per tutelare il Made in Italy e l’artigianalità.

Andrea Calistri, vicepresidente di Assopellettieri, ha affermato: «Un modo per far comprendere alle imprese che si può migliorare ulteriormente mettendo insieme le competenze di tutta la filiera: concia, fabbricanti di accessori, artigiani, stilisti. Una sfida stimolante che possa risolversi nella commercializzazione del prodotto. Un modo concreto ed efficace per trasferire alle aziende il concetto di progetto di filiera».

Dall’indagine condotta dal centro studi di Confindustria Moda è emerso che nel primo trimestre 2021, per il campione di aziende pellettiere associate, c’è stato un calo medio del fatturato del -16,5% rispetto allo scorso anno. Risultato negativo anche per quanto riguarda la raccolta ordini (-11,3%) in particolar modo per le piccole e medie imprese.

L’export ha chiuso i primi tre mesi 2021 con un +2,8% in valore su gennaio-marzo 2020, grazie al +61% di marzo, ma resta inferiore di un -12% sulla prima frazione del 2019. Sono andate bene le vendite verso la Francia e verso il Far East (+28% in valore). Risultati più abbondanti per i mercati della UE: +8,1% in valore e +0,8 nei Kg.

L’import invece dei prodotti di pelletteria ha avuto un caldo del -16,1% in valore. Il saldo commerciale risulta in attivo per 1,6 miliardi di euro, nonostante sia ancora inferiore del 10% rispetto a gennaio-marzo 2019.

«La Toscana rappresenta il 60% della pelletteria italiana, ovviamente ha avuto la stessa terribile performance della pelletteria italiana: nel 2020 abbiamo perso il 35%, in alcuni casi anche il 40% del fatturato. Nei primi mesi del 2021 la situazione si sta stabilizzando e alcune filiere di alcuni grandi brand che avevano meno disponibilità di magazzino hanno ricominciato a produrre», ha aggiunto Calistri.

Per i prossimi mesi persiste una forte preoccupazione. Secondo le indicazioni raccolte a fine gennaio tra gli imprenditori sul giro d’affari atteso nel primo trimestre 2021, la flessione media dovrebbe essere del 23,6%, in linea con le stime sugli ultimi tre mesi dell’anno.

A fronte di un 3% che prevede un inizio di ripresa nel primo semestre, il 52% pensa che si dovrà attendere fino alla seconda metà dell’anno, mentre il 45% è convinto che bisognerà tenere ancora il freno a mano tirato fino a dicembre.

I tempi per la ripartenza, condizionati dall’andamento dei vaccini, appaiono ancora incerti e comunque non immediati.