LA CINA RISPONDE AI DAZI DI TRUMP: TARIFFE SU 128 PRODOTTI USA

da | Apr 9, 2018 | Mercati Esteri, Mercato Cinese, Spedizioni Internazionali

La risposta di Pechino alle tariffe americane su acciaio e alluminio ha comportato a livello economico dazi più alti del 15-25% su 128 prodotti made in Usa. Si apre così la guerra commerciale tra Usa e Cina.

La contromossa di Pechino era stata annunciata il 23 marzo e sono state colpite per tre miliardi di dollari le esportazioni statunitensi dei prodotti siderurgici, valore quasi equivalente alle esportazioni cinesi. Le perdite stimate raggiungerebbero i 690 milioni di dollari.

Come rappresaglia all’innalzamento dei dazi su acciaio e alluminio deciso dagli Usa, la Cina vara nuove tariffe su carne, frutta e altri prodotti importati dagli Stati Uniti. Le aziende americane del comparto avevano da tempo messo in guardia Washignton contro rappresaglie cinesi sull’agroalimentare. Le tariffe vengono innalzate del 25%. È il caso del maiale e derivati: la Cina è il terzo mercato di sbocco per gli Usa, con un import di 1,1 miliardi di dollari nel 2017.

Queste misure stanno devastando Wall Street e il Dow Jones ha perso l’1,92%, il Nasdaq il 2,74%. Nel 2017, la Cina ha importato circa 20 miliardi di dollari di prodotti agricoli dagli Usa. La soia da sola vale 14 miliardi di dollari e la sua produzione è concentrata nel Midwest. Toccare la soia significa toccare il cuore dell’agricoltura americana, in particolare colpire un’area che dal centro della California arriva alle pianure del centro, al Missourie all’Indiana fino al Nevad.

Per quale motivo la soia è così importante?

Perché alle presidenziali 2016, Trump ha vinto nell’89% delle contee che producono ed esportano soia. Quest’America, rurale e lontana dai grandi centri urbani, ha dato fiducia in modo quasi plebiscitario al candidato repubblicano.

Ecco perché l’America non viene soltanto danneggiata economicamente, ma anche a livello politico. A novembre ci saranno le elezioni di midterm. Il GOP è in sofferenza; alla Camera potrebbe perdere la maggioranza e al Senato c’è più di un seggio a rischio. I cinesi prendono di mira gli elettori del presidente e cercano di intaccare la fiducia nelle sue riforme economiche e sperano di diffondere malcontento e dubbi sulle politiche dell’America First. A farne le spese, però, nell’immediato, potrebbe essere non il presidente (la campagna presidenziale è ancora lontana) ma proprio quei repubblicani che il prossimo novembre pensavano di far man bassa di voti nelle contee rurali conquistate nel 2016. Per questo il tentativo dei repubblicani di prendere le distanze dalla guerra commerciale è già iniziato.

La risposta di Pechino alle tariffe americane è stata quindi anche politica e ha colpito dove gli interessi elettorali di Trump e dei repubblicani sono più forti.

È evidente che Pechino non resterà a guardare se davvero gli Stati Uniti imporranno dazi del 25% su 1.300 prodotti cinesi dell’hi-tech, delle telecomunicazioni e dall’aerospazio, penalizzando così esportazioni per 50 (forse 60) miliardi di dollari.

Trump insiste: il surplus commerciale cinese è troppo alto (375 miliardi di dollari) e «deve scendere di 100 miliardi».

Daniele Paolini

Daniele Paolini

Reparto Consulenza

Contattaci