Per “origine non preferenziale” si intende, secondo quanto disposto dai regolamenti comunitari n. 2913/92 e 2454/921, il luogo di produzione del bene o il luogo dove lo stesso ha subito l’ultima trasformazione sostanziale (articolo 242 del Codice Doganale Comunitario – Reg.CE 2913/92).

Al fine di acquisire l’origine non preferenziale” italiana un prodotto deve subire una trasformazione sostanziale sul territorio italiano.

Deroghe a tale regola generale sono contenute negli allegati 10 e 11 del Regolamento 2454/933, dove per alcune voci doganali vengono evidenziate regole più̀ specifiche.

In linea di massima si può̀ affermare quindi che ai fini dell’acquisizione dell’origine non preferenziale è sufficiente, salvo deroghe, che una merce subisca una trasformazione sostanziale sul territorio indipendentemente dalle eventuali percentuali di merce nazionale o estera impiegata nella produzione.

Da un punto di vista doganale, generalmente si individua un’attività̀ sufficiente per il conferimento dell’origine non preferenziale della merce nel cambio di voce doganale tra la materia prima e il prodotto finito (le prime 4 cifre). 

Si intendono sempre originari di un Paese i prodotti “interamente ottenuti” in tale Paese. S’intendono per “interamente ottenuti”:

a) i prodotti minerali estratti in tale Paese;

b) i prodotti del regno vegetale ivi raccolti;

c) gli animali vivi, ivi nati ed allevati;

d) i prodotti che provengono da animali vivi, ivi allevati;

e) i prodotti della caccia e della pesca ivi praticate;

f) i prodotti della pesca marittima e gli altri prodotti estratti dal mare, al di fuori delle acque territoriali di un paese, da navi immatricolate o registrate in tale Paese e battenti bandiera del medesimo;

g) le merci ottenute a bordo di navi-officina utilizzando prodotti di cui alla lettera f), originari di tale Paese, sempre che tali navi-officina siano immatricolate o registrate in detto Paese e ne battano la bandiera;

h) i prodotti estratti dal suolo o dal sottosuolo marino situato al di fuori delle acque territoriali, sempre che tale Paese eserciti diritti esclusivi per lo sfruttamento di tale suolo o sottosuolo;

i) i rottami e i residui risultanti da operazioni manifatturiere e gli articoli fuori uso, sempre che siano stati ivi raccolti e possono servire unicamente al recupero di materie prime;

j) le merci ivi ottenute esclusivamente dalle merci di cui alle lettere da a) ad i) o dai loro derivati, in qualsiasi stadio essi si trovino.

La determinazione dell’origine può invece presentarsi più complessa per un prodotto realizzato in un Paese utilizzando materie prime o componenti importati.

L’art.38 del Regolamento Comunitario 2454/93 elenca le lavorazioni che per loro natura devono considerarsi sempre insufficienti a conferire l’origine:

1) Le manipolazioni destinate ad assicurare la conservazione dei prodotti

2) Le semplici operazioni di spolveratura, vagliatura, cernita, classificazione, assortimento, lavatura, riduzione in pezzi

3) I cambiamenti di imballaggio, le divisioni o riunione di partite (semplice insaccatura, collocamento in astucci, scatole o su tavolette)

4) L’apposizione sui prodotti e sul loro imballaggio di marchi, etichette o altri segni distintivi di condizionamento

5) La semplice riunione di parti di prodotti per costituire un prodotto finito

6) Il cumulo di due o più delle operazioni sopra elencate

Il certificato di origine che viene rilasciato dalla competente Camera di Commercio è il documento che attesta, a livello internazionale, che la merce è stata effettivamente prodotta (o ha subito “l’ultima sostanziale trasformazione”) in uno specifico Paese.

Nel caso pertanto in cui venga dimostrato che le merci non potevano godere del rilascio di tale attestazione, le conseguenze, anche di carattere penale, ricadono esclusivamente sul soggetto che ha reso la dichiarazione e richiesto l’emissione del certificato, incorrendo nella fattispecie della “falsa dichiarazione di origine”.

Per maggiori informazioni, inviare un’email a consulenza@scsinternational.it.

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