La classificazione doganale delle merci consiste nell’assegnare ad ogni prodotto, in base alla categoria merceologica di appartenenza, un codice (o voce doganale) di 8 cifre o 10 cifre: le prime sei indicano le voci e sottovoci della nomenclatura del sistema armonizzato (SA o HS), valido a livello internazionale; la settima e l’ottava identificano le sottovoci della nomenclatura combinata (NC), proprie della Comunità europea; per le merci in importazione, a queste si aggiungono due ulteriori cifre che indicano le sottovoci Taric.

La classificazione doganale delle merci permette di individuare la tipologia della merce e di associare ad ogni voce doganale, anche in funzione dell’origine della merce, il relativo trattamento tariffario e se del caso applicare le misure di politica commerciale stabilite dalla UE per la relativa categoria merceologica.

Per trattamento tariffario si intendono principalmente i dazi, ma anche dazi antidumping o dazi compensativi e altre misure di fiscalità nazionale (IVA, sovrimposte di confine, ad esempio le accise).

Per misure di politica commerciale si intendono invece gli eventuali divieti o restrizioni di tipo economico sia all’importazione che all’esportazione (ad esempio, limiti quantitativi per l’importazione di prodotti siderurgici, norme di controllo per i prodotti agricoli sia in import che in export, restrizioni sull’import di prodotti tessili da alcuni Paesi, controlli all’esportazione di prodotti Dual Use, prodotti rientranti nella Convenzione di Washington, che richiedono il certificato CITES, controlli sull’importazione, sull’esportazione e sul transito di materiali di armamento, controllo sulle movimentazioni di prodotti pericolosi, restrizioni per i beni culturali, ecc.).

Quindi, il codice di classificazione determina tra l’altro:

  • l’aliquota del dazio applicabile in importazione:la maggior parte dei casi di contenzioso nascono proprio dalla volontà dell’impresa importatrice di utilizzare il codice corrispondente al dazio più basso e dalla posizione della dogana a favore del codice cui corrisponde il dazio più elevato
  • l’origine preferenziale e non preferenziale della merce e l’identificazione di prodotti da escludere dalla liberalizzazione tariffaria comportante la riduzione o l’esenzione del dazio applicabile nell’ambito di un accordo di libero scambio, o per l’apposizione del Made in.

Classificare correttamente le merci dal punto di vista doganale è un’attività che può presentare difficoltà tecniche e interpretative, sia per l’estensione delle categorie merceologiche che per le norme e regole interpretative da considerare.

La nomenclatura di base è quella del Sistema armonizzato (SA), la convenzione multilaterale, gestita e aggiornata dall’Organizzazione Mondiale delle Dogane (OMD) che predispone codici sino a sei cifre e le relative descrizioni per classificare i prodotti in base alla materia di cui son fatti o alla funzione che svolgono. Tale nomenclatura è organizzata in 97 capitoli e 21 sezioni spesso preceduti da note introduttive utili, tra l’altro, a comprendere in che capitolo e in che codice classificare un prodotto.

Le prime sei cifre e le relative descrizioni del SA si applicano uniformemente nelle nomenclature tariffarie degli Stati contraenti.

Sono stabilite 6 Regole Generali di Interpretazione della nomenclatura. La RGI 1, gerarchicamente sovraordinata alle successive, è la prima da applicare; essa stabilisce che la classificazione è legalmente determinata dal testo delle voci, cioè quello corrispondente ai codici a 4 cifre, e dal testo delle note di sezione e di capitolo. Se non è possibile classificare il prodotto applicando la RGI 1 si utilizzano le RGI successive.

L’OMD, al fine di promuovere un’interpretazione uniforme del SA, elabora altresì le Note esplicative del SA e i pareri di classificazione. Tali note e pareri, non sono parte della convenzione del SA e non sono legalmente vincolanti, ma costituiscono un ausilio importante per la classificazione.

I Regolamento  di nomenclatura

Il Regolamento 2658/87 del Consiglio europeo è la base giuridica per la classificazione dei prodotti importati negli Stati dell’Unione Europea, che viene aggiornato entro il 31 ottobre di ogni anno tramite pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE con valenza dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Il regolamento di nomenclatura è la prima fonte di carattere vincolante per determinare la classificazione dei prodotti, pertanto, l’azienda importatrice deve avere cura di controllare e, se è il caso, aggiornare la classificazione dei propri prodotti all’inizio di ogni anno.

Il regolamento di nomenclatura riprende integralmente la nomenclatura del SA con le note di sezione e di capitolo e le 6 RGI; aggiunge 2 cifre di classificazione, per un totale di 8, e ulteriori note introduttive alle sezioni e ai capitoli.

Note esplicative e Regolamenti di classificazione

La Direzione Generale Fiscalità e Unione doganale, meglio nota come DG TAXUD, assistita dal Comitato del codice doganale, Sezione Tariffa, elabora le note esplicative UE ed emette regolamenti di classificazione.

Le note esplicative UE non hanno forza vincolante, ma costituiscono un ausilio importante nell’interpretazione delle voci di nomenclatura. La Corte UE ha sottolineato che:

  • la consultazione delle note esplicative UE non sostituisce quella delle note esplicative SA, ma le supporta. Le note SA, ancorché non legalmente vincolanti, sono un valido aiuto per l’interpretazione delle voci della nomenclatura UE a condizione che non siano con essa incompatibili
  • le note esplicative UE devono essere compatibili con il regolamento di nomenclatura e non possono alterarne lo scopo
  • le dogane devono tenerne conto prima di emettere una Informazione Tariffaria Vincolante(ITV) e spetta, in caso, all’azienda importatrice impugnare la ITV basata su note esplicative incompatibili con la nomenclatura UE

regolamenti di classificazione – a differenza delle note esplicative – sono legalmente vincolanti e:

  • non sono applicabili retroattivamente, ma è possibile utilizzare il ragionamento e le conclusioni su cui sono basati per chiedere il rimborso dei dazi più alti pagati in quanto il prodotto era classificato in un codice diverso da quello stabilito dal regolamento di classificazione
  • determinano il codice a 8 cifre di nomenclatura in cui si classifica un determinato prodotto
  • indicano su quali RGI si è basato il ragionamento di classificazione
  • spesso stabiliscono il metodo di analisi alla base della classificazione

Altre fonti

Anche i lavori del Comitato del codice doganale costituiscono un ausilio interpretativo da prendere in considerazione.

Infine, le sentenze della Corte UE, insieme alla nomenclatura e ai suoi principi, sono la principale fonte per la classificazione e possono anche invalidare un regolamento di classificazione.

Le informazioni tariffarie vincolanti (ITV)

Nei casi dubbi, con la richiesta di una ITV l’azienda chiede alla Dogana di pronunciarsi in merito alla classificazione tariffaria di un prodotto.

Se l’ITV è favorevole comporta l’applicazione di un dazio più basso per 6 anni salvo i casi in cui la ITV cessa di essere valida.

L’azienda può quindi importare in tutta la UE senza il rischio che la Dogana applichi una classificazione differente dando luogo al pagamento di un dazio più elevato o al recupero a posteriori dei dazi più elevati sulle operazioni svolte sino a tre anni prima.

La ITV non è più valida quando il suo contenuto è discordante con:

  • una modifica del regolamento di nomenclatura o delle note esplicative
  • un nuovo regolamento di classificazione
  • una successiva sentenza della Corte UE

La ITV sfavorevole può essere impugnata innanzi alla Commissione tributaria se l’azienda la ritiene contraria al diritto applicabile.

Per chiarimenti o maggiori informazioni su voci doganali, regole interpretative e ITV, inviare un ‘email a consulenza@scsinternational.it.