Nei primi mesi del 2021 la domanda di cibo italiano nel mondo è cresciuta e non di poco. Nonostante la pandemia e la conseguente crisi sanitaria ed economica l’export di cibo italiano è arrivato ad un valore di circa 17 miliardi di euro con un incremento del +11,2% e un valore che di questo passo a fine anno sfiorerà i 50 miliardi di euro, cifra mai registrata nella storia del Belpaese.

La Coldiretti spiega che si tratta di “un risultato ottenuto nonostante le difficoltà degli scambi commerciali e il lockdown della ristorazione che ha pesantemente colpito la cucina italiana ma anche favorito il ritorno in tutti i continenti alla preparazione casalinga dei pasti con il boom delle ricette made in Italy. L’emergenza sanitaria Covid ha provocato una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere come quelli della dieta mediterranea. A trainare la crescita ci sono infatti prodotti base come il vino che guida la classifica dei prodotti Made in Italy più esportati seguito dall’ortofrutta fresca”. I principiali Paesi nel quale è aumentata la domanda di cibo italiano c’è senza dubbio gli Stati Uniti che hanno fatto registrare un balzo della domanda pari al 18,4% anche grazie all’accordo tra UE e USA sulla sospensione di tutte le tariffe relative alle controversie Airbus-Boeing che ha eliminato i dazi aggiuntivi del 25% alle esportazioni di Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi, cordiali e liquori come amari e limoncello. Bene anche Germania e Francia, mentre vi è un calo da parte della Gran Bretagna anche e soprattutto a causa della Brexit. Anche nei mercati emergenti il trend è positivo, con cibo e vino italiano pronti a conquistare nuovi primati nel 2021.

Il presidente Coldiretti, Ettore Prandini, ha affermato: “L’Italia può ripartire dai punti di forza con l’agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può svolgere un ruolo di traino per l’intera economia. Per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy serve anche agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo. Una mancanza che ogni anno rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di minor opportunità di export al quale si aggiunge il maggior costo della c.d. bolletta logistica legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci. Il Recovery Plan rappresenta dunque una occasione unica da non perdere per superare i ritardi accumulati e aumentare la competitività delle imprese sui mercati interno ed estero”.