La domanda che tutti si stanno ponendo, ora che il nuovo anno è iniziato, è come si comporteranno le aziende nei mercati. Sicuramente il clima economico non è dei migliori vista la situazione Brexit, guerra commerciale USA-Cina, il rallentamento della crescita mondiale e le tensioni in Europa attorno al debito pubblico dell’Italia.

Alcune delle grandi prove da superare per le aziende saranno quelle di accelerare la loro trasformazione integrando “big data”, blockchain e intelligenza artificiale.

Gli specialisti del settore della redazione Reuters di Parigi propongono alcuni scenari realistici.

Settore del lusso

Campagna per la Cruise Collection 2019 di Gucci. Dopo un periodo di crescita straordinaria, il 2019 sarà l’anno della normalizzazione per l’azienda italiana? – Gucci

Per quanto riguarda il settore del lusso, sembra esistere un rallentamento inevitabile, soprattutto nella crescita cinese dove la borsa di Shanghai è in calo. HSBC si aspetta una crescita del 7%, dopo il 10% del 2018. Notevoli performance per LVMH, Kering e Hermès, le quali hanno sorpreso e si spera sorprenderanno anche nel 2019.

Nello specifico, entrerà in vigore in Cina una nuova regolamentazione del commercio online e si tradurrà in un inquadramento delle attività dei “daigus”, ovvero rivenditori su piattaforme cinesi di prodotti acquistati all’estero. In questo scenario troviamo anche la “normalizzazione” di Gucci, brand che non delude visto la straordinaria crescita nel 2018.

In merito alle operazioni di fusione-acquisizione, l’acquisto di Belmond da parte di LVMH non compromette i margini di manovra del gruppo del lusso numero uno al mondo. Kering, altro gruppo internazionale di beni di lusso con sede a Parigi, vuole sviluppare maggiormente il proprio polo della gioielleria e le difficoltà di Ferragamo stanno alimentando gli appetiti di tanti.

Settore della bellezza

Per quanto riguarda i cosmetici si prospetta un anno di occasioni e di sblocchi. Gli sblocchi si riferiscono probabilmente alla partecipazione di Nestlé in L’Oréal (23% del capitale) e di L’Oréal in Sanofi (9,4%). La partecipazione di L’Oréal in Sanofi è valutata oltre 9 miliardi di euro, mentre la partecipazione con Nestlé potrebbe essere confermata entro il 14 febbraio.

La minaccia di Amazon

Nel 2018 la catena francese Monoprix aveva deciso di vendere il food a Parigi attraverso il servizio Prime Now di Amazon. I prodotti alimentari acquistati da Monoprix erano disponibili nell’app e nel sito Prime Now su un negozio virtuale dedicato. I prezzi erano stati fissati da Monoprix, gli ordini preparati nei negozi e Amazon si occupava della consegna.

Visto che i successi dell’azienda americana nel settore del food non sono ancora decollati, alcuni analisti non escludono un investimento azionario in un distributore classico.

Casino, gruppo francese multinazionale di aziende attive nel settore della grande distribuzione organizzata, era stato il primo ad allearsi con Amazon tramite la sua filiale Monoprix ed ora sta per completare una seconda ondata di vendite di asset per ridurre il proprio debito.

Carrefour invece, sta provando a cambiare modello di business per ottenere quei risultati che ancora si fanno attendere.