CINA: L’UNIONE EUROPEA STUDIA UN NUOVO SISTEMA DI DAZI

da | Lug 22, 2016 | Mercati Esteri, Mercato Cinese

Il protocollo d’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del Commercio, risalente al 2001, prevede che dopo 15 anni da quella data i partner di Pechino debbano valutare la posizione cinese. Con “rivalutare la posizione cinese” si intende decidere se concedere o meno lo status di economia di mercato alla Cina.

Secondo le regole stabilite dal’UE, un’economia può essere considerata di mercato se ha le seguenti caratteristiche:

  1. non ha significative interferenze statali nelle decisioni delle imprese in materia di prezzi, costi e fattori produttivi;
  2. le imprese sono sottoposte a revisione contabile indipendente (seguendo i criteri di contabilità internazionali);
  3. i costi di produzione e la situazione finanziaria delle imprese non sono soggette a distorsioni di rilievo, comprese le svalutazioni degli attivi ed i pagamenti con compensazione dei debiti;
  4. lo Stato garantisce certezza del diritto in materia fallimentare e di proprietà delle imprese;
  5. liberalizzazione dei tassi di cambio.

L’Europarlamento ha approvato una risoluzione (con 546 sì, 28 no e 77 astenuti) con la quale si rende noto che la Cina non soddisfa i criteri di cui sopra e quindi non può essere considerata un’economia di mercato. Pertanto, l’Europarlamento ha chiesto alla Commissione Europea di non concedere tale status alla Cina.

La Commissione però non ha ancora deciso. La scelta che farà avrà prima di tutto impatto sul metodo utilizzato per il calcolo dei dazi e di conseguenza sulle aziende Europee, sui posti di lavoro e quindi sul benessere dei cittadini.

Infatti, se un’economia è considerata di mercato il calcolo del dazio da imporre su di un bene lo si fa calcolando la differenza tra il prezzo del bene sul mercato nazionale e il prezzo del bene all’export. Quando invece un’economia non è considerata di mercato il dazio da imporre viene stabilito calcolando la differenza tra il prezzo di un bene sul mercato estero e il prezzo del bene all’export.

Quindi considerare la Cina come economia di mercato vorrebbe dire imporre dazi notevolmente minori sui prodotti cinesi, perché essi verrebbero calcolati prendendo a riferimento il prezzo del bene X nel mercato cinese e non in quello estero.

Per definire la Cina economia di mercato bisogna quindi essere sicuri che il governo non interferisca in alcun modo sull’economia del paese, sia direttamente che indirettamente. Riuscire ad arrivare a questa conclusione sembra difficile, considerando che da sempre il governo ha messo in atto politiche per proteggere le sue industrie e renderle più concorrenziali di quelle di altri paesi. Ultimo esempio il settore siderurgico.

La Commissione è a conoscenza di tutto ciò ed è per questo che sta cercando di prendersi tutto il tempo possibile (fino a Dicembre 2016) per prendere la giusta decisione. Non ci sono dubbi che la Cina sia un paese che rischia con le sue politiche di danneggiare l’industria Europea, ma è ancor più vero che è un partner commerciale e politico che l’Europa non ha nessuna intenzione di volersi inimicare.

Quindi, da un lato, non concedergli lo status di economia di mercato vorrebbe dire raggiungere quest’ultimo obbiettivo; dall’altro, concederglielo vorrebbe dire mettere a rischio la nostra Economia. Per questo la commissione è alla ricerca di una terza via, da utilizzare non solo con la Cina ma per tutti quei paesi segnati da distorsioni di mercato o in cui lo stato ha un’influenza pervasiva.

Questa “terza via” è ancora in fase di studio ma secondo le prime indiscrezioni, i dazi saranno calcolati sulla base non dei prezzi applicati in Paesi terzi o nella Repubblica popolare, ma sulla base di un riferimento più generale e internazionale.

Non è ancora chiaro quale sarà il riferimento più generale e internazionale che la commissione intenda utilizzare ma di sicuro ci saranno degli aggiustamenti al ribasso dei dazi attualmente in essere. Le prime stime parlano di conseguenze limitate sul fronte della disoccupazione: 3300 posti di lavoro in meno.

Difficile dire quanto le previsioni sull’occupazione siano attendibili, visto che ancora non è chiaro in cosa consista questa terza via. Di sicuro però non ci saranno danni per chi importa dalla Cina e come sempre l’unica arma di difesa per le nostre aziende e per il nostro export sarà la qualità e l’innovazione.

Daniele Paolini

Daniele Paolini

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