ARGENTINA: È LA VOLTA BUONA?

da | Lug 4, 2016 | Mercati Esteri

1

L’Argentina è forse uno dei paesi che più di tutti non è mai riuscito ad intraprendere un percorso di sviluppo adeguato e sostenibile.

Basta vedere la figura 1 in cui si può notare l’andamento che ha avuto negli anni la crescita del PIL. Sicuramente queste oscillazioni le possiamo vedere in tutti i paesi ricchi di materie prime: la crescita o meno del PIL è inevitabilmente legata alle variazioni annuali dei prezzi delle stesse. Ma è ancor più vero che è difficile trovare nel mondo un paese che abbia mostrato un andamento così altalenante come quello dell’Argentina.

Oggi sono chiari i risultati di questo modello di sviluppo in cui si è fatto affidamento esclusivamente sulle materie prime senza preoccuparsi di tutto il resto[1]: inflazione superiore al 30%, disoccupazione in crescita, tasso di cambio sopravvalutato, senza contare che parte dei suoi 40 milioni di abitanti non hanno cibo (il che è paradossale se consideriamo che l’Argentina produce una quantità di materie prime agricole capaci di sfamare 400 milioni di persone).

Il cambio di marcia ci potrebbe essere con il nuovo presidente Maurizio Macri. Le prime misure messe in atto dal nuovo presidente sono state drastiche, ma necessarie: liberalizzazione e quindi svalutazione dei tassi di cambio, liberalizzazione delle tariffe dei servizi pubblici e un accordo per ripagare il debito residuo dal default del 2001. Misure i cui effetti si vedranno soprattutto nel lungo periodo.

Altre misure che invece avranno effetti fin da subito sono quelle relative al commercio internazionale. Negli anni passati commerciare con l’Argentina era praticamente quasi impossibile o comunque molto faticoso. Oltre ai dazi altissimi, tutte le restrizioni al commercio e la lunga lista di documenti richiesti rendevano quasi impossibile vendere in Argentina.

A Dicembre dell’anno scorso l’agenzia delle entrate Argentina, l’Administración Federal de Ingresos Públicos, ha pubblicato la Risoluzione 3.823, che stabilisce la soppressione del regime di “Dichiarazione giurata anticipata d’importazione” sul tipo di merci da acquistare dall’estero e le motivazioni dell’importazione. Al suo posto entrerà in vigore il SIMI, il sistema integrale di monitoraggio alle importazioni stabilito dal WTO. Inoltre, con la risoluzione 5/2015, il ministero ha attuato il sistema di “licenze automatiche” e “non automatiche”.

Con la nuova procedura solamente la tipologia di merce che ha una licenza non automatica dovrà ricevere l’autorizzazione governativa. Parliamo di 1400 voci doganali su un totale di 19000. Non rientrare in quelle 1400 voci doganali non sarà facile per le aziende italiane, visto che la maggior parte di esse sono relative a tessile/abbigliamento, calzature, giocattoli, alcuni prodotti siderurgici, beni elettronici, pneumatici e componenti per automobili. E’ superfluo dire che sono tutti settori in cui le esportazioni italiane avrebbero potuto dire la loro.

Se dal punto di vista della burocrazia non ci sono buone notizie per i prodotti italiani, la situazione non è diversa quando si parla di dazi. Come è logico che sia per un paese dove la produzione agricola è importante, per proteggere la fragile manifattura nazionale, i dazi rimarranno intorno al 10% per i prodotti agricoli e 14% per quelli non agricoli. Nello specifico: 18% sull’alimentare e sull’arredo, 35% sull’abbigliamento e le calzature, 20% sulle auto.

Nonostante, per adesso, non ci siano buone notizie sul fronte export, il paese sembra arrivato ad un punto di svolta. Come già detto, la svalutazione del peso, nel breve periodo rende surreale pensare che i prodotti italiani possano essere competitivi, ma nel lungo potrebbe dare una certa stabilità al paese. Inoltre l’eliminazione di svariati dazi all’esportazione favoriranno sicuramente sia i produttori Argentini che quelli esteri che opereranno con aziende in loco.

Senza contare che, dal punto di vista Italiano, l’eliminazione dei dazi all’export e la svalutazione del peso renderà più conveniente2 importare. Non bisogna dimenticare che dall’Argentina importiamo mangimi per 421 milioni, prodotti vegetali per 163 milioni, pesce per 113 milioni e carni per 51 milioni.

L’unica buona notizia riguardo all’export è rappresentata dalla linea di credito di 700 milioni di Euro che SACE ha messo a disposizione per finanziare l’export e tutte le aziende italiane che si aggiudicheranno commesse nel paese. Secondo SACE, nonostante quello che si è appena detto sui dazi e sulla burocrazia che si applicheranno ai prodotti italiani, ha mantenuto un outlook positivo sulle esportazioni verso l’Argentina.

Il positivismo di SACE è frutto dell’ondata di liberismo e delle nuove politiche messe in atto da Macri di cui abbiamo parlato, ma anche dal fatto che il Banco de la nacion ha firmato un accordo da 50 milioni di euro per facilitare le imprese che investono in Argentina.

Al di là delle previsioni che si possono fare non c’è dubbio che ci troviamo davanti ad un paese che per la prima volta sembra voglia smettere di andare sulle montagne russe. L’eliminazione del protezionismo sul tasso di cambio (e quindi anche dei doppi cambi), la razionalizzazione e lo snellimento delle pratiche doganali e dei dazi, creeranno un paese con cui sarà più facile relazionarsi e fare affari. O almeno è quello che tutti sperano.

[1] Un “resto” che comprende, tra i tanti, anche corruzione, divulgazione di dati economici falsi da quella che potremmo considerare l’ISTAT Argentina ecc.

Daniele Paolini

Daniele Paolini

Reparto Consulenza

Contattaci