Accordo UE-Giappone: correre al riparo contro i dazi – Gli USA vanno verso l’isolamento, gli altri cercano nuove vie

da | Nov 2, 2018 | Giappone, Mercati Esteri, Mercato Cinese, Mercato interno e comunitario

Lo scorso 17 luglio è stato ufficialmente firmato l’Accordo Economico Unione Europea-Giappone (EUJEPA, European Union-Japan Economic Partnership Agreement). Si tratta del più imponente accordo commerciale mai realizzato dalla UE: l’area di libero scambio che si viene a creare comprende seicento milioni di persone e circa il 30% del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale.

Nella capitale nipponica al 25esimo vertice Ue-Giappone a rappresentare l’Unione c’erano Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, e Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, mentre per il Giappone ha partecipato al vertice il primo ministro Shinzo Abe.

E’ un momento storico per il commercio libero e leale – ha detto il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker in occasione della firma -, con soluzioni vincenti per tutti”.

L’accordo eliminerà la stragrande maggioranza del miliardo di euro di dazi pagati ogni anno dalle aziende dell’Ue che esportano in Giappone e il mercato giapponese verrà aperto alle principali esportazioni agricole dell’Ue. Aumenteranno sicuramente le opportunità di esportazione dell’Ue in una serie di altri settori. 

Inoltre, l’accordo partenariato economico rafforzerà la cooperazione tra l’Europa e il Giappone in una serie di settori e riaffermerà il comune impegno per lo sviluppo sostenibile. Prevede una stretta collaborazione per quanto riguarda la difesa dei dati personali e della proprietà intellettuale e il rispetto dei margini stabiliti dall’Accordo di Parigi sul clima. Un accordo quindi per creare il più grande spazio al mondo di circolazione sicura dei dati.

Con questo accordo, l’Ue e il Giappone, sottolinea la Commissione europea, “affermano che, nell’era digitale, la promozione di norme elevate di tutela della vita privata e la facilitazione del commercio internazionale vanno di pari passo. A norma del regolamento generale sulla protezione dei dati, una decisione di adeguatezza è il modo più diretto per garantire la sicurezza e la stabilità dei flussi di dati”.

Economicamente parlando, le stime europee segnalano che i settori dell’agroalimentare e del tessile sono i settori con cui si guadagna di più, visto che si parla di esportazioni per tredici miliardi di euro entro il 2035.

Per quanto riguarda la situazione con gli USA è da ricordare che negli anni ’90 e nel primo quindicennio del XXI secolo, gli Stati Uniti sono stati i più tenaci alfieri del liberismo, trovando nel Giappone una sponda assolutamente sicura. Da alcuni anni a questa parte, però, la forte crescita economica della Repubblica Popolare Cinese ha reso il liberismo meno conveniente per gli USA che, sotto l’amministrazione del Presidente Donald Trump, hanno intrapreso un’inversione a U nella propria politica economica, puntando sempre più verso il protezionismo e l’autarchia. Nel 2017 gli USA sono usciti dal Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP: Transatlantic Trade and Investment Partnership) e nel 2018 sono arrivati i dazi annunciati da Trump contro la UE (tariffe del 10% sull’alluminio, del 25% sull’acciaio).

Il Giappone, che non ha mai sostenuto la nuova linea degli USA, fa già parte dell’Accordo Globale e Progressivo per il Partenariato Trans-Pacifico, noto anche come CPTPP, ovvero un accordo commerciale tra Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

Anche Londra gioca in questo caso un ruolo importante: era stata scelta da molte aziende giapponesi come sede delle loro filiali nella Ue. Con la situazione attuale della Brexit però, ora non sarà più conveniente per le merci giapponesi, perché transiterebbero dall’Inghilterra per poi passare in Europa ed è quindi probabile che queste aziende dovranno aprire nuove sedi sul Continente. Senza un accordo tra GB e UE, le aziende giapponesi avranno gravi perdite e tutto ciò potrà essere evitato grazie al nuovo trattato EUJEPA. Nonostante ciò, il Primo Ministro giapponese, Shinzo Abe, non ha del tutto rinunciato a fare affari con gli inglesi, auspicando, oltre al raggiungimento di un compromesso tra Londra e Bruxelles, che la GB possa entrare a far parte dell’accordo CPTPP.

Il EUJEPA rappresenta un ennesimo passo verso quegli accordi commerciali di nuova generazione che la UE sta sviluppando da alcuni anni a questa parte. Prima dell’accordo con Tokyo, infatti, erano stati portati a temine l’Accordo Economico e Commerciale Globale (CETA: Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada, l’Accordo di Libero Scambio UE-Singapore (EUSFTA: EU-Singapore Free Trade Agreement) e l’Accordo di Libero Scambio UE-Corea del Sud (EUKFTA: EU-Korea Free Trade Agreement).

Secondo gli analisti, i principali vantaggi apportati dal nuovo accordo agiranno su tre livelli:

il vantaggio economico, con un netto aumento dell’esportazione dell’industria dell’abbigliamento e dell’agroalimentare italiana in Giappone. A trarne i vantaggi maggiori saranno Paesi come Francia e Italia (soprattutto per quanto riguarda i prodotti alimentari).

il vantaggio sociale, per compiere un’accelerazione verso una maggiore parità di genere sul lavoro.

il vantaggio dell’accordo EUJEPA, di natura politica. I Paesi UE e il Giappone, uniti da comuni interessi economici, saranno spinti ad intensificare la propria collaborazione e ad adottare posizioni comuni nel campo della politica internazionale, al fine anche di contrastare la nuova linea sempre meno incline al dialogo degli USA.

Per la commissaria responsabile per il Commercio, Cecilia Malmström, “inviamo al mondo il segnale forte che due delle maggiori economie continuano a credere nel libero scambio, in opposizione all’unilateralismo e al protezionismo. I vantaggi economici di questo accordo sono chiari. Eliminando i miliardi di euro di dazi, semplificando le procedure doganali e rimuovendo gli ostacoli interni al commercio, l’accordo offrirà alle imprese di entrambe le parti l’opportunità di potenziare le esportazioni ed espandere le attività economiche”.

Daniele Paolini

Daniele Paolini

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